Autolesionismo

autolesionismo grt4552Il termine “autolesionismo” deriva dal pronome greco autos (me stesso) e dal verbo latino laedo (danneggiare), letteralmente “danneggio me stesso”. Dunque si tratta di un disturbo non sporadico ma che crea dipendenza, in cui il soggetto colpito si procura ferite e lesioni per danneggiare se stesso. Dal punto di vista medico viene indicato il termine inglese “Repetitive Self-Harm Syndrome” ovvero “Sindrome da autolesionismo ripetuto”, che non va identificata come una malattia mentale ma piuttosto come il sentore di un disturbo psicologico.

 

COME SI MANIFESTA

L’atto più comune con cui si manifesta l’autolesionismo è il taglio superficiale sulla pelle ma esso comprende anche il bruciarsi, infliggersi graffi, tirarsi i capelli (tricotillomania) e l’ingerire sostanze tossiche o oggetti. L’autolesionismo è più comune durante l’adolescenza o la tarda adolescenza tra i 12-24 anni.

Generalmente si crede che praticare autolesionismo significhi cercare attenzioni ma questo è inesatto, infatti in molti casi gli autolesionisti sono consapevoli delle loro ferite e cicatrici e ciò provoca un senso di vergogna e di colpa che li porta a fare di tutto per nascondere i segni con l’abbigliamento.

In alcuni casi provocarsi ferite provoca un senso di piacere che allevia il dolore psicologico, infatti non si prova bruciore nel provocarsi questi danni. L’autolesionista non lo fa di solito per porre fine alla propria vita, ma solo per trovare un modo per alleviare un disagio o un dolore emotivo. L’autolesionismo è un modo per comunicare all’esterno il proprio disagio.

 

SINTOMI

Nel 70% dei casi l’autolesionismo si presenta con il tagliare la pelle con un oggetto appuntito (come lamette). Di solito i tagli si presentano su aree del corpo che possono essere facilmente nascoste e non visibili dagli altri.

Tuttavia i modi con cui può essere effettuato sono limitati solo dall’inventiva dell’individuo e dalla reale intenzione e volontà di danneggiare il proprio corpo; per questo possiamo trovare anche casi di autolesionismo che si presentano con abuso di alcool, droghe, anoressia, bulimia.

L’autolesionismo può essere definito in termini di danneggiamento del proprio corpo ma sarebbe più corretto definirlo in termini di scopo per affrontare un problema, un’angoscia emotiva.

 

CAUSE: CHE COSA SPINGE UNA PERSONA A FARSI DEL MALE?

Le risposte non sembrano essere completamente chiare. Non è, infatti, possibile indicare con precisione le cause che portano una persona a procurarsi da sola danni e ferite fisiche. Nella maggior parte dei casi il fenomeno è complesso e si tratta in genere di un fenomeno plurifattoriale.

Molti studi sostengono che le cause dell’autolesionismo sono da ricercarsi nell’incapacità di affrontare situazioni di stress, e nell’incapacità di comprendere ed esprimere le proprie emozioni.

Un’altra causa potrebbe risiedere in uno stress post traumatico. Si tratta di una condizione in cui il soggetto colpito soffre di una serie di disturbi psicologici, a seguito di esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia, l’adolescenza o nell’età adulta, come per esempio, l’aver subito violenze sessuali, maltrattamenti fisici, incidenti stradali o calamità naturali. L’individuo in questi casi può sentirsi in colpa per quanto accaduto e punirsi per qualche comportamento, azione o anche solo un pensiero.

Tra le diverse cause dell’autolesionismo una ragione importante potrebbe essere l’incapacità di gestire emozioni e sofferenza (sintomo di una personalità borderline): in questo caso il soggetto preferisce subire un forte dolore fisico piuttosto che dover affrontare l’aspetto emotivo e la propria interiorità. Chi ha una personalità borderline tende ad evitare le emozioni, siano esse positive o negative, con effetti disastrosi sulle relazioni interpersonali e sul rapporto con il proprio essere. Inoltre sono ricorrenti episodi di rabbia incontrollata che spingono la persona a focalizzarsi sul suo stesso corpo. Anche l’amore non corrisposto, con questo tipo di personalità può spingere verso l’autolesionismo.

Un altro motivo che può portare un individuo verso l’autolesionismo potrebbe essere una profonda insicurezza e totale mancanza di autostima che può derivare da uno stato di forte depressione, per cui il soggetto, si sente quasi invisibile e sente che solo attraverso il dolore e le cicatrici può dimostrare a se stesso e agli altri di esistere.

 

TRATTAMENTO: COME CURARE L’AUTOLESIONISMO

Chiaramente, partendo dal presupposto che l’autolesionismo e’ semplicemente un mezzo di comunicazione, un vero e proprio modo per dire a se stessi e agli altri che esiste un forte disagio, diventa di cruciale importanza cambiare il modo di comunicare. È proprio all’interno del rapporto terapeutico dove finalmente si può essere capiti ed veramente ascoltati che pian piano si può insieme trovare la forza e il coraggio per poter cominciare a esprimere il proprio disagio non detto. Ed è proprio attraverso la psicoterapia che si può trovare la strada per dare parola e dignità a dolori sepolti e valorizzare contenuti emotivi mai detti. Solo così la capacità di infliggersi dolore fisico sarà gradualmente sostituita dalla capacità espressiva e verbale di entrare in contatto con il dolore emotivo. Un percorso non lineare ma efficace.

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